giovedì 21 novembre 2013

"Non rimarrà pietra su pietra che non sia distrutta" (Lc 21,6).

Seguiva l`argomento relativo alla vedova; ma siccome ne abbiamo già parlato nel libro che abbiamo scritto sulle vedove (cf. Lc 21,1-4), tralasciamo il commento di questo passo.
Quanto alle parole che dice ora, esse rispondevano a verità per il tempio costruito da Salomone, e che per primo doveva essere distrutto dal nemico all`epoca del giudizio: non c`è infatti opera umana che la vetustà non corrompa, o che la violenza non distrugga, o che il fuoco non consumi. Ma c`è anche un altro tempio, costruito di belle pietre e ornato di doni, di cui il Signore sembra indicare la distruzione: la sinagoga dei Giudei, il cui invecchiato edificio va in rovina al sorgere della Chiesa. E c`è anche un tempio in ciascuno di noi, che crolla se viene a mancare la fede; soprattutto quando si ostenta il nome di Cristo per impadronirsi dei sentimenti interiori.
Può darsi che questa interpretazione sia la piú utile per me. Che mi gioverebbe, infatti, conoscere il giorno del giudizio? A che mi serve, avendo io coscienza di tutti i miei peccati, che il Signore venga, se non viene nella mia anima, se non torna nel mio spirito, se Cristo non vive in me e non parla in me? E` a me che Cristo deve venire, è per me che deve realizzarsi il suo avvento.
Orbene, il secondo avvento del Signore ha luogo alla fine del mondo, allorché noi possiamo dire: "Per me il mondo è crocifisso, e io per il mondo" (Gal 6,14).
Se la fine del mondo trova quest`uomo sul tetto della sua casa (cf. Mt 24,17), e tale che la sua vita sia nei cieli (cf. Fil 3,20), allora sarà distrutto il tempio corporale e visibile, la legge corporale, la pasqua corporale, la pasqua visibile, gli azzimi corporali e visibili; e oso dire anche il Cristo temporale, quale egli era per Paolo prima che l`Apostolo credesse (cf. Gal 6,14): Cristo infatti è eterno per colui che è morto al mondo; per costui il tempio, la legge, la pasqua sono spirituali, poiché Cristo muore una sola volta (cf. Rm 7,14); costui mangia gli azzimi (cf. 1Cor 5,8), non provenienti dai frutti della terra, ma da quelli della giustizia.
Per lui si realizza la presenza della sapienza, la presenza della virtù e della giustizia, la presenza della redenzione: infatti "Cristo è morto una sola volta per i peccati" (1Pt 3,18) del popolo, ma allo scopo di riscattare ogni giorno il popolo dai suoi peccati.


(Ambrogio, In Luc., 10, 6-8) 

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.