domenica 3 novembre 2013

ELOGIO In memoria del benedetto padre Justin


dello ieromonaco [ora Metropolita] Amfilohije (Radovic)

“La sua rinomanza come Padre e Maestro universale della Chiesa, che ha aderito ininterrottamente alla Croce della sua testimonianza e che ha seguito le orme di Cristo, ha oltrepassato i confini della Serbia e si è diffusa nel mondo intero”. “Padre Justin non ha parlato come individuo, ma come la bocca della Chiesa; ha espresso la coscienza della Chiesa, la fede della Chiesa”; “La predicazione del padre Justin è una prosecuzione della predicazione dei Santi Padri della nostra Chiesa e particolarmente dell’ultimo grande padre, san Gregorio Palamas”.*


 









I padri Artemije, Justin e Amfilohije
 

Recentemente scrivendo un articolo, un famoso scrittore contemporaneo e monaco del Monte Athos ha cominciato con le seguenti parole: “Vi fu un uomo mandato da Dio. Il suo nome era Justin”. Ed ecco, quell’uomo che è stato mandato da Dio, che è stato inviato in questo luogo santo, che è stato mandato alla nostra nazione, che è stato mandato alla Chiesa Ortodossa, quelluomo santo ora giace di fronte a noi. Nacque nel 1894, nella festività dell’Annunciazione, il venerdì alle dodici in punto – mi ha detto questo a mezzanotte prima della sua morte. È morto nella festività dell’Annunciazione, due giorni fa, poco più di un’ora successiva a quella della sua nascita. Come una corda di preghiera, i giorni della sua vita sono stati pronunciati in mezzo al saluto dell’Arcangelo: “Rallegrati, Tu che sei piena di grazia, il Signore è con il Te!”. Ed ancora, all’interno di quello stesso saluto dell’Arcangelo: “Rallegrati, Tu che sei piena di Grazia, il Signore è con il Te!”.
Quest’uomo santo che si trova di fronte a noi nella morte ha passato ottantacinque anni sulla terra. Tutti questi ottantacinque anni della sua vita li ha dati come dono finale; era realmente Buona Notizia, una felice notizia eternamente nuova, che è stata ascoltata ed è durata già da migliaia di anni. Era uno dei numerosi, veri testimoni dell’Annunciazione. Ha seguito la testimonianza nella sua parola, nella sua vita e perfino nella sua nascita; ed ha seguito la testimonianza inoltre nella sua morte.
Il padre Justin era discendente di una famiglia di sacerdoti, l’ultimo discendente di una radice di sacerdoti che ci ha provveduto presbiteri attraverso le generazioni. Santi frutti germogliati da una radice santa. Sono benedette le generazioni e le radici che si concludono portando frutti come era il padre Justin! Nasceva in Vranje, al crocevia delle nazioni e delle influenze spirituali. Dalla sua infanzia è stato imbevuto di riverenza e di pietà, grazie a sua madre, Anastasija ed a suo padre, Spiridon. Dal ricordo dei suoi compagni di scuola sappiamo, inoltre che è stato profondamente impegnato nella religione e nella devozione dalla sua prima infanzia. Che era realmente così, è testimoniato dalla sua accettazione nella santa schiera monastica durante i giorni più difficili della storia serba. Quando il Re di Serbia stava attraversando l’Albania con il suo esercito e saliva il Golgotha, quando un’intera nazione saliva il Golgotha, a quel tempo, il giovane Blagoje, come era stato chiamato, prese i suoi voti monastici in un luogo vicino a Skadar (Scutari). Da là, Dimitrije metropolita di Serbia lo ha mandato con un gruppo di giovani dotati a studiare in Russia. Il saggio e previdente Dimitrije lo considerava il futuro della nazione e della Chiesa. Il giovane e intelligente monaco Justin è stato ispirato in Russia dalla grande devozione della gente Russa. Anche se passò un breve periodo in Russia, quella permanenza ha lasciato un’impronta profonda sulla sua intera vita. Nubi oscure si radunarono sulla grande terra Russa a quel tempo e la sanguinosa Rivoluzione cominciò un gioco demoniaco sui corpi sofferenti della gente di Russia. Di conseguenza, dovette lasciare la Russia e andò in Inghilterra, dove ha continuato i suoi studi. Terminò i suoi studi all’università di Atene, dove conseguì il dottorato in Teologia sui Santi Padri, essendo l’autore di uno dei migliori studi su san Macario di Egitto.
Padre Justin, essendo allora già insegnante al seminario di Karlovac, ha lasciato un’impressione profonda con la sua presenza. E non solo al seminario di Karlovac, ma in ogni posto in cui il padre Justin ha fatto comparsa, ha vissuto e ha lavorato, ha lasciato il segno; la sua posizione sincera e ardente ha fatto ribollire il mare brullo degli eventi giornalieri. Ciò è accaduto a Karlovac e lo stesso è accaduto quando è stato trasferito a Prizren, quindi al seminario di Bitolj e quando è stato mandato nella Russia Carpatica; ciò è accaduto inoltre quando è diventato professore alla Scuola di Teologia di Belgrado e quando, nel 1945, è stato costretto a vagare attraverso i monasteri serbi. Tutti questi eventi tempestosi della sua vita, che sono stati riempiti di sue imprese eccezionali e lavori infaticabili, sono stati usati da Dio per i suoi scopi e la realizzazione delle sue intenzioni, nonostante la malizia miope degli uomini e delle loro passioni misere. Per concludere, il padre Justin ha trovato pace in questa santa famiglia, il monastero di Celije. Fece così in modo di non lasciarlo più.
Il padre Justin era e rimarrà una personalità eccezionale e la sua unicità è evidente nella sua intera vita e lavoro. Era un poeta. Uno ha da leggere soltanto il suo saggio, “La Daina nel Paradiso perduto”, per sentire che questo lavoro, come molti altri simili lavori, appartenga al meglio della letteratura serba. Il modo e lo stile in cui ha elaborato i suoi studi sulla Teologia Dogmatica, onorando il suo amato Giovanni Crisostomo, san Sava e san Pietro di Cetinje, la lingua delle sue molte traduzioni, – tutte queste cose attestano e dimostrano che con il suo lavoro egli ha continuato la meravigliosa ed elevata poesia, d’ispirazione divina, della Chiesa Ortodossa iniziata da Cosmas di Maiuma, da san Giovanni Damasceno e completata da un altro grande figlio di questo luogo e di questa regione, il santo vescovo Nikolai (Velimirovich).
Il padre Justin era un filosofo nel vero senso della parola. Ecco perché probabilmente ha scelto il nome di Giustino il filosofo, un martire e si è sforzato per tutta la sua vita di imitarlo, sia nella filosofia che nel martirio. È stato uno dei fondatori della Serbian Philosophical Society (1938), insieme a Misa Djuric, a Brana Petronijevic, a Slankamenac e ad altri nostri contemporanei e alla maggior parte degli eminenti pensatori. Tuttavia, la sua filosofia non era una filosofia secondo l’umana comprensione. Cosa che rende la caratteristica personalità del padre Justin ancora più eccezionale. Nessuno nella storia di questa gente ha così profondamente toccato, cantato e descritto la Parola Divina e meravigliosa di Dio, il Dio-uomo Cristo che si è incarnato dalla Madre più santa e dal Santo Spirito per la salvezza dell’umanità. In tutti i suoi lavori, in tutte le sue preghiere, in tutti i suoi sospiri, in una parola – con la sua intera vita –, il padre Justin si è sforzato di cantare, esprimere, descrivere con le parole l’immagine indescrivibile di Cristo, esprimere il suo proprio amore vulcanico per il Cristo Dio-uomo. Ognuno dei suoi pensieri è cominciato e si è concluso con il Cristo Dio-uomo. E non solo le parole ed i pensieri, ma per il padre Justin ogni fiore ha avuto la fragranza del Dio-uomo Cristo e la Parola di Dio eterna. Ogni stella del cielo era un testimone meraviglioso ed una certa meravigliosa espressione di quella immemorabile, eterna Parola di Dio, che è diventata la Parola che ha accettato un corpo umano. Ogni ondulazione di un ruscello ed il sussurrare di una foglia erano una testimonianza e un certo simbolo segreto della presenza meravigliosa della parola di Dio nel mondo. Da tale sensibilità e conoscenza ispirata da Dio nasceva il suo concetto profondo della saggezza di tutta la creazione, un concetto basato sugli insegnamenti degli antichi Apologisti. Tutto ciò che esiste è inoltre un riflesso, un’icona meravigliosa della Parola di Dio. L’intera creazione non ha germogliato da illogicità, non conduce a illogicità, non è basata su insipienza e su illogicità. È spuntata fuori dalla Logica eterna ed è basata e procede verso la Logica eterna, l’eterna cultura, la Parola di Dio eterna che, quando giunse la pienezza del tempo, ha ricevuto un corpo umano dalla sua madre più santa Maria.
Qualcuno potrebbe dire che il padre Justin si ripete quando parla di Cristo nelle sue opere. Tuttavia, la sua ripetizione è il dialogo di un bambino con la sua cara madre; la sua ripetizione è la ripetizione dell’amore: come quando amiamo tanto qualcuno, ripetiamo più spesso le parole del nostro amore e non lo annoierà mai per il ripetersi ad ogni momento e continuamente delle stesse parole. Quindi, diciamo che il padre Justin non è diventato seccante per il ripetere il nome del Signore Dio e la sua e la nostra salvezza, per il riversare innanzi a Lui il proprio dispiacere e la sua gioia, per l’offrire il suo amore come sacrificio fragrante e con esso, il suo intero essere.
Perché il padre Justin ha dato così spesso risalto alla persona del Dio-uomo Cristo? Poiché diversamente più di molti nel nostro tempo, tranne il suo maestro il vescovo Nikolai, lui ha ritenuto che tutta la cultura europea stia scorrendo veloce verso un orribile vicolo cieco; che sta ritornando all’antico politeismo e all’idolatria semplicemente trascurando, dimenticando e bandendo da questo universo e dal cuore umano, la cultura umana e la storia, a partire dalla vita della società umana, l’unico Dio vero e l’uomo vero, l’unico vero Signore e Salvatore, l’unica Parola del Dio eterno. Ha creduto ed attestato, come nessuno prima di lui fra di noi, che la Parola di Dio, con il suo atto creativo e la sua incarnazione, ha unito in sé il divino e l’essere umano; che egli è il vero Dio ed il vero uomo; che ha unito all’interno di sé tutti i mondi; che è egli il primo e l’ultimo; che tutto conduce e scorre veloce verso Lui e che tutto si sviluppa verso lui fino a che non raggiunga la statura di Cristo – finché tutto ciò che esiste porti la sua pienezza, finché tutto non realizzi la sua pienezza in Cristo il Dio-uomo. Percependo quel pericolo spaventoso che oscura tutta la civiltà europea a causa della lotta contro lo spirito di Cristo, continuamente propose e sottolineò l’importanza dell’immagine di Cristo per la storia dell’uomo, per il passato, per il presente, per il futuro.
Da questo posto in cui sto levandomi in piedi, padre Justin, come un nuovo profeta Geremia, per trent’anni trasmise messaggi alla sua gente e non soltanto alla sua gente. Forse che quanto ha detto loro e ciò che ha predicato qui non era sempre sufficientemente chiaro alle monache che qui hanno vissuto? Ciò è meraviglioso. Mentre il padre Justin stava parlando loro, stava parlando all’intera nazione, a tutta l’Europa ed all’intero mondo contemporaneo. La sua parola non era mai una parola vuota, né la sua idea era distruttiva. Questo è inoltre uno dei grandi doni che ha lasciato in eredità al nostro pensiero teologico, animandolo ancora; questo è il dono che ha dato in dote alla Scuola di Teologia, nel cui nome sto presentando l’addio in questo momento. Il padre Justin non era un uomo freddo, né nella parola, o nel pensiero, o nella vita. Tutto in lui era ardente. Ecco perché ha chiamato la Dogmatica “La Filosofia Ortodossa della Verità”. La Verità era per lui come la vita; ecco perché, quando ha dato vita a un periodico (pubblicando uno dei migliori esistenti fra noi prima della guerra), lo ha chiamato Vita Cristiana.
Quindi, il padre Justin ha diretto la sua parola ardente e ispirata da Dio da questo luogo verso la nazione a cui è appartenuto e verso il mondo in cui ha vissuto. E chiedo a voi, voi che qui siete riuniti per rendere i vostri ultimi ossequi a questo santo uomo defunto e che mi state ascoltando: abbiamo ascoltato la sua parola e sentito ed obbedito al suo messaggio? Siamo rimasti sordi al suo messaggio e non rimarremo sordi e chiusi verso la sua Bona Notizia? Ci accadrà forse di essere paragonati a coloro che uccisero i profeti ed eressero loro i monumenti? Ciò che è accaduto al Signore, che ha annunciato durante la sua intera vita, è stato ripetuto a sua volta su di lui; quello che è accaduto ai discepoli ed ai martiri del Signore; quello che è accaduto a san Giovanni Crisostomo, che il padre Justin non amava a caso?
Abbiamo sentito la sua parola e obbedito al suo messaggio ed imitato il suo esempio santo? Se non abbiamo voluto ascoltare e capirlo, lui ci perdonerà con il grande amore che lo ha ornato; ma la storia ed il futuro non li perdonerà. Se noi non apriamo il nostro orecchio e il cuore in tempo al messaggio di questo santo uomo, di questo santo messaggero della Buona Notizia dell’eterna verità di Cristo Dio-uomo, allora non solo noi non saremo degni di padre Justin, ma indegni anche dei più grandi elementi portanti e creatori della storia del popolo a cui apparteniamo.
Caro padre Justin, vi stiamo inviando oggi al riposo eterno. Qui su questa terra, sembra che siate stato la “daina nel paradiso perduto”, la daina che avevate detto era il senso di dispiacere dell’universo. Vi stiamo dicendo addio e rimaniamo più poveri per la perdita di un santo. Ma voi state affidando ed arricchendo la Serbia nel cielo, state andando dove è il vostro Signore, che avete servito fedelmente, dove sono i suoi apostoli e tutti santi discendenti del nostro popolo e dove sono tutti i santi. Vedendola andar via al cielo, nel nostro dispiacere per lei e per noi, invochiamo la vostra intercessione: La accolga il vecchio Simeone il Mirovlita e lo implori di perdonarci per la custodia dei santi confini delle terre serbe, il loro confine e fondamento spirituale. La accolga san Sava, suo figlio, il fondatore della nostra nazione e della nostra cultura e gli dica che non ci stiamo illuminando con la sua illuminazione e che non abbiamo preservato dallo strappo la tunica della sua Chiesa. I soldati romani hanno gettato i dadi per non strappare la tunica senza cuciture del Signore, mentre, sembra che noi siamo peggiori dei soldati romani. Porti il nostro saluto anche al grande-martire del Kosovo, Lazar e gli dica che la lampada della fede sta andando via dal suo Kosovo. Dia i saluti a san Vasilije, l’operatore di meraviglie di Ostrog, che visitavate e davanti al quale e con il quale avete pianto sulla vostra gente. Insieme a lui, porgete inoltre i saluti a san Pietro, il martire di Cetinje. Dica loro ciò che già sanno: che la loro gente, per la quale si sono sacrificati, sta spegnendo la lampada della fede nel loro Crna Gora [Montenegro]. Dica loro inoltre, padre santo, che ci sono chiese da essi costruite e per le quali hanno dato le loro vite che sono state trasformate in fienili per bestiame; che ci sono persino chiese profanate! Dica loro che inoltre le tombe di coloro che sono caduti per la Croce preziosa e la dorata libertà, sono state dissacrate e su di esse non c’è nessuno che accenda una candela. Dica alla Serbia santa nel cielo inoltre ciò che è più terribile di tutto, per cui vi siete addolorato e avete sofferto profondamente, irrigando questa terra santa con lacrime sante: dica loro che nei bambini serbi la fede santa sta svanendo! che stanno uccidendo Dio nelle nostre scuole! San Sava, il loro fondatore [delle scuole] viene gettato fuori dalle nostre scuole! Ci riverisca tutti loro, padre Justin, ed insieme a loro chieda al Signore di perdonarci, dato che sappiamo quello che non facciamo! Avete combattuto la buona battaglia e la vostra corsa è finita! Se c’è qualcuno tra coloro che è passato e vissuto su questa terra che può ripetere queste parole dell’apostolo, certamente quello siete voi: “Ho combattuto la buona battaglia ed ho terminato la corsa!”.
Perciò, aiutateci con le vostre preghiere sante e con la vostra intercessione prima che il Signore si assida sul suo trono (del giudizio), così che possiamo pentirci, capire e adempiere il vostro testamento ed il vostro messaggio, che possiamo imitare la vostra vita, che possiamo essere messaggeri della vostra fede e dei vostri insegnamenti, che possiamo ritornare a camminare ancora sulle vie di san Sava e di san Simeon Nemanja, del santo martire Lazar del Kosovo, di san Pietro di Cetinje e dell’operatore di meraviglie Vasilje di Ostrog e sulle vie di tutti i santi uomini di Dio! Pregate il Signore per noi! Pregate il Signore per l’intero mondo e per questa nazione: per trovare la stessa strada, come l’avete trovata voi; per trovare ancora lo stesso spirito, come voi avete trovato il vostro spirito; per riscoprire il cuore dello stesso cuore, il Dio-uomo Cristo, come lo avete riscoperto voi! Affinché allora, insieme a voi, possiamo glorificare il Padre, il Figlio e il Santo Spirito, ora e nei secoli dei secoli. Amìn!

Tratto da:
Eulogy in memory of Fr. Justin (Popovich) by Hieromonk [now Metropolitan] Amfilohije (Radovic)
originariamente apparso in
Orthodox Life, vol. 31, no. 2 (March-April, 1981), pp. 26-30.
Fonte: http://www.mitropolija.cg.yu/aktuelno/saopstenja/eulogy.html
Traduzione di E. M.,
gennaio 2009


 
N.B. Tradizione Cristiana: si ringrazia vivamente la libreria Perivoli tis Panaghias” (Prasakaki 9, Thessaloniki) per la sua benevolenza e sollecitudine ad aver messo a disposizione del Sito la foto della dormizione di padre Popovic.

* La citazione di apertura non fa parte di questo articolo ma è ripresa da: Ecumenism Marches On: The World Council of Churches: A Visible Expression of the Una Sancta?”. 



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